PARTE 1

De gustibus no est diputandum dice un noto proverbio in latino, che in pratica significa che “non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace”.

E’ proprio da questo concetto che voglio iniziare questo argomento, il corso ti può piacere o non piacere ma non puoi dire “non funziona”/”non è utile”/”è meglio fare”.

Perché ogni allenamento stimola diversamente il nostro corpo, e poi c’è da tenere conto il grado di allenamento di ogni persona e lo stato di salute.

Per te la ginnastica dolce può essere una cosa noiosa e “inutile” per una donna anziana può essere un faticoso allenamento.

Ora ho fatto l’esempio estremo ma era per farti comprendere l’argomento.

Perché un corso ti piace e un altro no?

La prima domanda che dobbiamo farci è “ci piace rispetto a?”, perché se non abbiamo termini di confronto non ha un senso.

Per esempio ti può piacere Total Body perché prevede un lavoro muscolare e piacere meno la lezione di Aero-Dance perché è principalmente un lavoro cardio-vascolare.

Quindi alla base di tutto c’è il confronto con qualcos’altro, altrimenti non esiste nemmeno il NON MI piace.
Facciamo qualche esempio concreto.

SCENARIO 1 – IL TRAUMA

Decidi di iscriverti in una palestra, facciamo una palestra di piccole/medie dimensioni ma ancora non hai in mano questo libro con tutte le risposte o comunque sei poco esperta.

La receptionist ti spara due “super-cazzole” per venderti l’abbonamento, ti rifila un orario dei corsi con i nomi inglese e una serie di descrizioni che sembrano tutte uguali.

Dato che non ci hai capito niente non puoi fare altro che presentarti in palestra e provare i corsi.

Quindi vai di lunedì alle 20:00 e trovi un’istruttrice stanca morta ma comunque ti sorride (tanto di cappello agli istruttori), la lezione che trovi “per sbaglio” è step coreografato.

Magari ti sei iscritta in palestra a febbraio e allora le altre 15 che ci sono al corso ormai sono dei draghi e tu ti muovi come un tirannosaluro.

L’istruttrice cerca di motivarti, tu le fai un sorriso tirato anche se stai comunque pensando che sei scoordinata come un canguro e che non vedi l’ora di scappare da quella lezione di cui non ci capisci niente.

A fine lezione tutte quante volteggiano come le ballerine di “Amici di Maria di Filippi” tu invece sbagli tutti i passi e in quel gran tema di festa che si è creato ti viene da piangere.
Si arriva al termine (vivaddio) e l’istruttrice ti dice che per essere la prima lezione sei stata brava e che mano a mano che tornerai migliorerai sempre più.

Tu ovviamente le dici che tornerai, ma in realtà acquisti un volo per le Isole Figi di sola andata e fai un cambio di identità.

Qual è il motivo di questa esperienza traumatica?

A – Sei una squottista ma non lo sapevi ancora

E’ inutile che cerchi il termine “squottista” su google perché l’ho inventato io.

Chi è la SQUOTTISTA?
E’ quella che per qualche motivo (forse innato) in palestra preferisce tutti i corsi dove si fa lavoro muscolare.

Diciamo che una squottista pura odia a morte le lezioni ballate e coreografate, per lei non sono reali allenamenti.

Un allenamento vero secondo la squottista è quando c’è il lavoro muscolare, soprattutto che ci fa “bruciare” i muscoli e possibilmente che ci faccia venire i dolori muscolari post-esercizio.

Il motivo?
Beh io quello ancora non te lo so spiegare, però ti posso assicurare al 100% che è una tipologia di cliente della palestra, e magari rientri in questo gruppo.

Non è che per andare in palestra ci dobbiamo auto-analizzare, però almeno hai un’idea dell’esperienza che hai avuto.

E quindi tornando all’inizio dell’argomento quella lezione non era ne inutile, ne poco allenante, ne poco interessante ne nient’altro.
Semplicemente non andava bene per te che sei una squottista (forse).

B – Non eri ancora pronta

Magari non sei una squottista pura, magari il coreografato può piacerti, prima di crearti muri e convinzioni strane sappi che si può dare una seconda possibilità a tutto e tutti.

Ti sei semplicemente presentata ad un corso senza sapere di cosa si trattava e ovviamente la prima lezione non è mai una passeggiata di piacere.

Poi se ci aggiungiamo che era coreografata allora la cosa si complica un po’.

Diciamo che per esempio se la palestra ti avesse messo a disposizione una descrizione chiara, e magari un video-presentazione del corso sarebbe stato tutto un altro vivere.

In ogni caso quello che volevo dirti è, può essere che l’esperienza sia stata negativa però… se sei una persona a cui piacciono le sfide non gettare subito la spugna.

Soprattutto se il tipo di allenamento ti era comunque piaciuto.

SCENARIO 2 – L’ISTRUTTRICE ANTIPATICA

Di fatto la lezione la tiene una persona e le persone non sono tutte uguali, non abbiamo con tutte la stessa connessione.

Magari se la lezione la tenesse una manichino dell’upim sarebbe diverso, ma la tengono gli istruttori che sono fatti di carne, ossa, pensieri, emozioni, espressioni…

In realtà è difficile trovare un’istruttrice antipatica, anche perché se lo è, dura meno di un gatto in tangenziale facendo questo lavoro.

Però possiamo trovare un’istruttrice (o un istruttore) meno simpatico, cioè lo preferiamo di meno rispetto ad altri.

E nota bene il “rispetto ad altri” perché qualcosa ci piace di più o di meno rispetto a qualcos’altro. Sempre.

Magari non ti piace come personaggio, non è nelle tue corde, lei è dello scorpione e tu del toro e chi ne ha più ne metta.

Sta di fatto che comunque farai fatica a tornare in quella lezione, perché ovviamente ne andrai a provare altre che magari “rispetto” a quella ti piaceranno di più.

Anche in questo caso però cerca di essere un po’ comprensiva.
Magari l’istruttrice ce la stava mettendo tutta, magari era la sua sesta lezione, magari era una serata no.

Una seconda possibilità non si nega a nessuno anche in questo.

SCENARIO 3 – L’EMPATIA

Lo scenario 3 finalmente ha un finale positivo rispetto agli altri due.

Dunque, hai mai sentito parlare di empatia?

Cito da Wikipedia: “L’empatia è la capacità di comprendere appieno lo stato d’animo altrui, sia che si tratti di gioia, che di dolore.”

Io da meno romantico l’ho sempre definita la capacità di mettersi nei panni di qualcun altro, ma poco cambia.

Supponiamo che ti sia una donna di 50 anni, ti iscrivi in palestra e trovi una ragazza di 25 anni come istruttrice.

Una delle possibilità è che la “visualizzerai” nella tua testa come una figlia o una nipote ed entrerai più facilmente in sintonia con lei.
Proverai più facilmente empatia, la comprenderai di più.

Ci siamo capiti?

Il discorso cambia completamente se di fronte a te trovi un’altra 50 enne che per quanto simpatica sia, si atteggia come Marilyn Monroe ma assomiglia a Marylin Manson.

In quel caso ti risulterebbe antipatica e si ritornerebbe allo scenario 2.

Anche al contrario la cosa comunque può funzionare, cioè se tu hai 25 anni, in una donna più adulta potresti vederci la zia o la sorella maggiore.

Non so se questo discorso ti sembra una stupidata… ma credimi che funziona come una formula matematica.

Di esempi se possono fare un sacco…

Se hai 25 anni e l’istruttrice ha la tua stessa età?
Beh son due le cose… o diventa la tua amica del cuore oppure un’acerrima nemica che eviterai come la morte perché la vedi come una rivale.

Di fatto lo dico ancora una volta, abbiamo a che fare con le persone e non con dei manichini quindi questa variabile è da tenere presente.”

CONTINUA… (arriva la parte 2)

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